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Emery, perché era una buona idea. Ma adesso è davvero dura

Il Milan ha pensato all'allenatore del Siviglia per il dopo Inzaghi, ma è un’idea molto difficile. Specie oggi, dopo che club spagnolo ha bissato il successo in Europa League. Ma la montagna merita di un tentativo di scalata...

Poteva essere una buona idea. Ma Unai Emery è un’idea dannatamente difficile. Specie oggi, mentre a Siviglia stanno facendo posto per la quarta coppa. Specie oggi, mentre il direttore sportivo Monchi sta iniziando a valutare il Siviglia che verrà: più ricco, nella famiglia dei grandi, quella della Champions. Un'idea difficile, ma che aveva il suo perché, anche se i tifosi del Milan non si sono mai scaldati per il suo nome. E anche se il Napoli, l’altra big a caccia di un nome per la panchina, lo vede un po’ troppo simile al predecessore Benitez.

Emery è l’allenatore emergente d’Europa: due coppe in due anni non si vincono per caso, e per caso non si finisce del novero dei possibili tecnici del Real (anche se è durata poco). A un certo punto glielo chiedono chiaro, in una conferenza stampa post-trionfo in cui il basco insiste a fare il filoso epicureo (“Godiamoci il momento, il presente e le soddisfazioni”). L’anno prossimo sarà il tecnico del Siviglia?

Lui fa un lungo giro: “Sono felice qui, abbiamo centrato l’obiettivo principale, entrare in Champions. Con la società ero d’accordo sul discutere il futuro a fine stagione. Lo farò, quando avremo finito di festeggiare. E prenderemo una decisione insieme, valutando la felicità di questo momento e gli obiettivi centrati”. Insomma, nonostante prima abbia parlato del futuro in Champions, suo e della squadra, non è un sì secco. Di quelli che chiudono la questione. L’impressione è che voglia restare, se non di fronte a una un’offerta irrinunciabile.

Come potrebbero essere quelle di un Real o di un Barcellona, ma non quelle dei nostri club, Milan in primis. Senza questa vittoria, forse, sarebbe stato diverso, perché “vincere nella Liga contro Real e Barça è una cosa al limite dell’impossibile”. Ma così, con una nuova avventura di fronte… “La Champions è uno stimolo sufficiente”.

Però sarebbe stata una bella idea, per una serie di motivi. Primo, perché è un vincente, ma non solo. Emery non è uno che si fa abbattere nelle difficoltà: “Quando la squadra attraversa un momento duro, deve resistere, unita, aiutandosi gli uni con gli altri. Torneranno le occasioni, e bisogna essere pronti a sfruttarle”. Poi è uno che sa costruire: in estate gli hanno smontato e rimontato la squadra.

“C’è una filosofia, qui, che è quella di prendere giocatori che possano crescere insieme. Se quando arrivano al top vogliono lasciare, anche il club ne trae beneficio. L’importante è essere rivolti nella stessa direzione”. E infine ha indubbie capacità di gestione del gruppo: sa tirare fuori il meglio dai giocatori, senza lasciare nessuno indietro. Lo dicono in molti, dei suoi, lo spiega bene Ever Banega, play argentino che sembrava perso alla causa, e che invece è stato protagonista della finale:

“Unai è bravo a motivare tutti, specie quelli che non giocano in quel momento. Ho iniziato la stagione in panchina, ma lui ha saputo tirare fuori il meglio di me. Ed ora eccomi qui”. Le vie del mercato sono strane e tortuose, ma quella che porta al basco pare decisamente in salita. Però, probabilmente, la montagna merita di un tentativo di scalata. Lassù è pieno di coppe.

Poteva essere una buona idea. Ma Unai Emery è un’idea dannatamente difficile. Specie oggi, mentre a Siviglia stanno facendo posto per la quarta coppa. Specie oggi, mentre il direttore sportivo Monchi sta iniziando a valutare il Siviglia che verrà: più ricco, nella famiglia dei grandi, quella della Champions. Un'idea difficile, ma che aveva il suo perché, anche se i tifosi del Milan non si sono mai scaldati per il suo nome. E anche se il Napoli, l’altra big a caccia di un nome per la panchina, lo vede un po’ troppo simile al predecessore Benitez.

Emery è l’allenatore emergente d’Europa: due coppe in due anni non si vincono per caso, e per caso non si finisce del novero dei possibili tecnici del Real (anche se è durata poco). A un certo punto glielo chiedono chiaro, in una conferenza stampa post-trionfo in cui il basco insiste a fare il filoso epicureo (“Godiamoci il momento, il presente e le soddisfazioni”). L’anno prossimo sarà il tecnico del Siviglia?

Lui fa un lungo giro: “Sono felice qui, abbiamo centrato l’obiettivo principale, entrare in Champions. Con la società ero d’accordo sul discutere il futuro a fine stagione. Lo farò, quando avremo finito di festeggiare. E prenderemo una decisione insieme, valutando la felicità di questo momento e gli obiettivi centrati”. Insomma, nonostante prima abbia parlato del futuro in Champions, suo e della squadra, non è un sì secco. Di quelli che chiudono la questione. L’impressione è che voglia restare, se non di fronte a una un’offerta irrinunciabile.

Come potrebbero essere quelle di un Real o di un Barcellona, ma non quelle dei nostri club, Milan in primis. Senza questa vittoria, forse, sarebbe stato diverso, perché “vincere nella Liga contro Real e Barça è una cosa al limite dell’impossibile”. Ma così, con una nuova avventura di fronte… “La Champions è uno stimolo sufficiente”.

Però sarebbe stata una bella idea, per una serie di motivi. Primo, perché è un vincente, ma non solo. Emery non è uno che si fa abbattere nelle difficoltà: “Quando la squadra attraversa un momento duro, deve resistere, unita, aiutandosi gli uni con gli altri. Torneranno le occasioni, e bisogna essere pronti a sfruttarle”. Poi è uno che sa costruire: in estate gli hanno smontato e rimontato la squadra.

“C’è una filosofia, qui, che è quella di prendere giocatori che possano crescere insieme. Se quando arrivano al top vogliono lasciare, anche il club ne trae beneficio. L’importante è essere rivolti nella stessa direzione”. E infine ha indubbie capacità di gestione del gruppo: sa tirare fuori il meglio dai giocatori, senza lasciare nessuno indietro. Lo dicono in molti, dei suoi, lo spiega bene Ever Banega, play argentino che sembrava perso alla causa, e che invece è stato protagonista della finale:

“Unai è bravo a motivare tutti, specie quelli che non giocano in quel momento. Ho iniziato la stagione in panchina, ma lui ha saputo tirare fuori il meglio di me. Ed ora eccomi qui”. Le vie del mercato sono strane e tortuose, ma quella che porta al basco pare decisamente in salita. Però, probabilmente, la montagna merita di un tentativo di scalata. Lassù è pieno di coppe.

 
 
 
 
 
 
 
 
 
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